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Falerone
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mwigFalerone è un mwiwcomune italiano di mwja3 154 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-2-1[2] della mwkqprovincia di Fermo nelle mwkgMarche.
Contents
• Storia
• Simboli
• Società
• Cultura
• Feste
• Cucina
• Arte
• Sport
• Note
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Storia
Falerone romana, altomedievale e medievale
Nel mwlw90 a.C. ai piedi del mwmaMons Falarinus (poi Falerone medievale), è ricordata la sconfitta dei mwmqRomani guidati da Pompeo Strabone da parte dei mwmgsocii mwmwpiceni comandati da Gaio Vidacilio, Publio Ventidio e Tito Lafrenio, nel percorso delle legioni romane verso mwnaFermo. Del mwnq29 a.C., nella mwngcenturiazione augustea della valle del mwnwTenna, è l'edificazione di mwoaFalerio mwoqPicenus punto di snodo fra mwogFirmum, mwowmwpaUrbs Salvia e mwpqmwpgAsculum. La rappresentazione grafica di mwpwFalerio Picenus nel codice Acernario del mwqaVI secolo, con le due porte, a nord verso mwqqUrbs Salvia, e a sud verso mwqgNovana e mwqwAusculum, ci conferma l'importanza del mwracastrum.
Nel mwrgIV e mwrwV secolo la sede del vescovo di Falerio passa a Fermo, segno evidente dell'evidente stato di decadenza della città romana già preda di orde barbariche e del conseguente spopolamento e perdita di prestigio di centri romani a vantaggio di città più grandi. Rimane a Falerone la mwsapieve di mwsqSanto Stefano, sotto la giurisdizione di Fermo.
Nel mwsw765 è sede di un mwtagastaldato longobardo dipendente dal Ducato di Fermo, istituito da mwtqRe Desiderio dei mwtgLongobardi in funzione antimeridionale, contro i due ducati di mwtwSpoleto e mwuaBenevento. Il mwuqgastaldo Volveto lascia un'iscrizione sul suo sepolcro, forse in San Giovanni delle Piagge (distrutta), sovrastante le Piane di Falerone, dove è anche la chiesa longobarda di mwugSan Paolino da mwuwNola.
Nel mwvq977 con il sorgere di un grande Stato feudale nell'alta collina fermana-maceratese retta dalla Signoria dei Brunforte e dei discendenti di Mainardo; Falerone diventa uno dei castelli maggiori. I suoi signori, vicari di mwvgFarfa, accesi mwvwghibellini collegati con i mwwaMontefeltro e i mwwqVisconti mantengono il predominio sui castelli vicini e su Falerone sino al mwwg1378, quando si assoggettò a Fermo. Nel mwww1274, nella divisione dei beni tra Pietro e Offreduccio figli di Fallerone, il paese e i suoi abitanti sono soggetti al dominio feudale dei signori, insieme a Penna San Giovanni, Belluco, mwxgServigliano, una parte di mwxwLoro Piceno, Cerreto (frazione di mwyaMontegiorgio) ecc. Non si parla quindi di Comune fino al 1378, quando i signori di Falerone, nelle persone di Stefano e Vanni (detto Vagnozzo) figli di Pietro II, dovettero lasciare la residenza faleronese e risiedere a Fermo, come condanna loro inflitta dal Consiglio Fermano per l'uccisione di Berto, figlio di Filippo, signore di mwyqMassa Fermana, compiuta durante una rissa scoppiata durante una festa locale. La condanna funse da pretesto per i Fermani per sradicare la signoria faleronese ed occupare Falerone, decretando la fine dei cosiddetti mwygdomini contadini dei mwywnobiles locali che per circa due secoli dal mwzaXI secolo al mwzqXIII secolo avevano dato prestigio e potenza ai loro castelli e alle loro signorie. Il processo di occupazione militare fermana e distruzione delle resistenze locali finisce per coinvolgere diversi altri paesi insieme a Falerone. Le casate più nobili sono eliminate e sradicate dai loro feudi: così come Stefano e Vanni da Pietro II, anche Gentile da mwzgMogliano è spogliato dei suoi beni, Boffo da Massa fatto fuori, i mwzwMonteverde vengono eliminati, i Brunforte dispersi e le rocche di mwaaMontappone, mwaqMassa Fermana, Penna San Giovanni, mwbaSant'Angelo in Pontano, loro dimore. Il tutto si offre a vantaggio della formazione dello mwbqStato di mwbgFermo e della sua signoria sui castelli del suo comprensorio, entità che durerà fino all'mwbwUnità d'Italia.
Falerone dall'età moderna a quella contemporanea
L'occupazione da parte dei fermani non garantì alla popolazione faleronese anni di pace e prosperità; all'alba del mwcgXV secolo il castello fu preda di saccheggi e invasioni operate da parte dei diversi capitani di ventura e mercenari in viaggio per la Marca. Già nel mwcw1348 Falerone si arrese a Guastafamiglia Malatesta; nel mwda1358 venne espugnato da Anichino di Baumgarten mentre l'anno successivo fu la volta di Corrado di Landau. Nell'ottobre del mwdq1413 subì la presa di mwdgCarlo Malatesta mentre appartiene al maggio del mwdw1418 la conquista operata da mweaBraccio da Montone nel tentativo di catturare mweqLodovico Migliorati signore di Fermo, rifugiatosi nel castello di Falerone. Il Montone espugna la rocca e saccheggia l'abitato, imprigionando tutti gli abitanti e distruggendo l'archivio storico e gli atti pubblici della comunità, pervenuti fino a quella data. Egli riesce nel tentativo di catturare il Migliorati e pretende da lui, il pagamento di 9000 ducati per il riscatto dei suoi prigionieri. Nel giugno del mweg1444 si ricorda l'assalto di mwewNiccolò Piccinino da mwfaPerugia e nell'estate del mwfq1498 il tentativo vano di mwfgErcole Bentivoglio.
Nel mwga1527 i discendenti di Pietro II, gli mwgqEuffreducci, mwggOliverotto da Fermo e il nipote Ludovico dei signori di Falerone, sostenuti da popolazioni fedeli nel loro e in altri 12 castelli, tentano una loro signoria su Fermo, ma sono eliminati l'uno, Oliverotto da mwgwCesare Borgia, l'altro, Lodovico, da mwhaNiccolò Bonafede, cardinale legato dello Stato della Chiesa. Le cronache narrano che Ludovico, in contrasto aperto con i pontifici, nel febbraio del mwhq1520 entra a Falerone con un esercito di 200 cavalli e 2000 fanti, accolto dai suoi partigiani e dalla popolazione a lui fedele. Nel marzo dello stesso anno, in seguito al rifiuto di resa da parte del legato pontificio, viene assalito da Giovanni de' Medici (mwhgGiovanni delle Bande Nere) che lo costringe ad uscire fuori dal castello di Falerone, e a darsi battaglia lungo la valle del Tenna. Lo scontro gli è fatale; le sue milizie in netta inferiorità numerica rispetto all'esercito pontificio guidato da Niccolò Bonafede, Giovanni de' Medici e Brancadoro da Fermo, vengono disperse e Loduvico rimane ucciso da un colpo di picca infertogli da Carlo d'Offida. Quest'ultimo poi, con la vittoria, entra in Falerone e si abbandona al saccheggio della località, distruggendo ulteriori incartamenti e documenti della Comunità. Con la morte di Ludovico, i beni degli Euffreducci e i diritti sul castello di Falerone, valutati intorno ai 40000 ducati, passano in possesso di Giovanni de' Medici per ordine di suo cugino, mwhwpapa Leone X, come risarcimento per le spese militari affrontate insieme ad un premio di 6000 ducati per la repressione dei focolai d'insurrezione nelle mwiaMarche. Molti dei partigiani degli Euffreducci sono fatti fuori, altri fuggono a mwiqVenezia e in mwigRomagna, per poi ritornare a Falerone sotto il cognome di Emiliani, assumendo così una denominazione trasformata; Fabrizio, figlio di Pietro III da Falerone, è il primo ad assumere dopo il suo ritorno, il cognome "Emiliano" dando inizio a una dinastia che in breve tempo ascende ai maggiori gradi della nobiltà locale, conseguendo il mwjwpatriziato fermano.
Nel mwkqCodex.Dipl. il castello di Falerone risulta quindi presidiato militarmente dai Fermani; distrutti i Castelli di Bascione, Castelnuovo e Agello nel territorio faleronese.
Negli Statuti di Fermo del mwkw1507 Falerone è tra i Castelli maggiori, ma la sua prevedibile decadenza in uno mwlaStato Pontificio ostile, dirotta su altre città le classi dirigenti e la funzione amministrativa, quando la sede del Governatore viene trasferita prima da Falerone a Montappone, per poi insediarsi definitivamente a mwlqMontegiorgio. Decadenza visibile anche in età napoleonica: Montegiorgio è riconosciuto come capo cantone sui comuni di mwlgMagliano di Tenna, Falerone, mwlwMontappone, mwmaMonte Vidon Corrado, mwmqFrancavilla d'Ete, mwmgMogliano e mwmwLoro Piceno.
Falerone è località tra le più rappresentative del Piceno: unisce testimonianze importanti dell'età romana e altomedievale e medievale, con tradizioni persistenti della civiltà contadina e con un precoce inserimento già nel mwnqXVIII secolo delle manifatture del settore della paglia e dei cappelli, attorno al quale ricostruisce il suo distretto con mwngMonte Vidon Corrado, mwnwMontappone e mwoaMassa Fermana.
Gli antichi Signori feudatari di Falerone
Nel Basso Medioevo, dal Mille al Rinascimento, la Storia di Falerone è tutta imperniata sulla Signoria Locale;tale dinastia numerosa si arricchì nel tempo di rami collaterali, che finirono per insediarsi nei castelli e comuni del circondario della Media Val Tenna, creando quindi una propria influenza su gran parte del territorio della Marca Fermana; sarà quindi doveroso presentare la Tavola Genealogica illustrando solo i personaggi più importanti, coloro che hanno fatto parlare maggiormente le cronache del tempo. Conviene iniziare dal suo capostipite, creato feudatario della Chiesa dal Vescovo fermano Gaidolfo e nominato conte dall'imperatore germanico mwowOttone I, probabilmente nel 962, quando egli sostò per alcuni giorni a mwpaFermo. La notizia di tale nomina ci perviene dal più antico documento dell'Archivio Statale di Fermo, il mwpqcodex 1030; le parole che contiene sono solenni, l'atto è del X sec.,mwpg"anno abbazia incarnatione nonagesimo septuagesimo septimo..." (977): mwpw"...Nos Gaidulphus episcopus sanctae firmanae ecclesiae....dedimus tibi Mainardo comes filii quondam Sifredi et filiis et nepotis tuis usque ad tertiam generationem ad usufruendum rem iuris sanctae firmanae ecclesiae..." "...Noi Gaidolfo vescovo della Santa Chiesa Fermana diamo a te conte Mainardo, figlio del fu Sigfrido, a ai tuoi figli e ai tuoi nipoti fino alla terza generazione, il patrimonio della Chiesa Fermana..." ...che si estende da capo mwqa"fine Alpi Montis de pede fino rigo Scave qui venit in Tenna maiore...de uno lato fluvio Aso...", "da una parte dalle vette dei mwqqSibillini e dall'altra circa a metà della valle del Tenna (tra mwqgSanta Vittoria in Matenano e Curetta di mwqwServigliano) e a sud del mwrafiume Aso..." e altri punti di riferimento. Sulla nomina di Mainardo, non vi è alcun dubbio che tra la sua famiglia fosse proprio lui il primo a fregiarsi del titolo di mwrqconte, né suo padre Sifredo, né suo nonno, l'omonimo Mainardo, vengono citati con titoli nobiliari, ma solamente come semplici cittadini, mentre quando si nomina il nostro Mainardo, lo si fa sempre con il suo titolo di conte. D'altra parte è sicuro che il conte Mainardo fosse assai ricco, sia per meriti che per eredità potendo disporre, all'atto della convenzione con il vescovo fermano di oggetti d'oro e d'argento per il valore complessivo di 2000 soldi, oltre le terre date in compenso e parte in cambio di quella della Chiesa fermana, con un mwrgcenso annuo di 5 soldi di corso legale.
• Mainardo figura quindi come primo conte; è molto probabile che esso sia nato presso il confine comunale tra mwsqSanta Vittoria in Matenano e mwsgServigliano, dato che nel citato documento del 977, indicando i confini di alcuni terreni, il vescovo Gaidolfo rivolgendosi al conte, usa varie volte la frase: mwsw“Da un lato la terra tua…” confinante con il fosso Tassiano (odierno San Gualtiero) mwta“La terra tua delimitata da un lato dal fosso mwtqTassenario…ecc”. Quindi la casa paterna di Mainardo era posto lungo tale confine, dove detenevano proprietà e terreni i Monaci dell'mwtgAbbazia di Farfa. Dal mwtwmwuaChronicon farfense redatto dallo storico Gregorio da Catino veniamo a sapere che il conte Mainardo si era appropriato di vasti ed importanti beni posseduti già dai Farfensi: le corti e tenute di Cisterna di mwuqMontegiorgio e Monacesca presso il mwugfiume Tenna, nel luogo dell'Antica Abbazia femminile che sorgeva in contrada Murgiano presso le attuali Piane di Montegiorgio, la vasta mwuwcorte di mwvaMogliano con più di 11000 moggi di terra di pertinenza, la corte di Apriano, a metà strada fra Montegiorgio e San Marco di mwvqPonzano di Fermo, e in territorio di mwvgSant'Angelo in Pontano, terre e castagneti. Tale occupazione appariva per Mainardo di sangue mwvwlongobardo, come un onesto recupero di beni appartenuti per secoli al popolo longobardo, in virtù del mwwaGastaldo di Falerone, mentre per il monaco Gisone, preposto di Montegiorgio, era semplicemente un'usurpazione. Lo stesso mwwqChronicon ci ricorda come alla morte del conte, tutti i suoi beni furono divisi fra i due figli, Giberto ed Offone.
• Giberto I stabilì per sé e per i suoi discendenti la residenza a Falerone e si impossessò di beni nelle vicinanze: la corte di mwwwSant'Angelo in Pontano, l'antica chiesa di Sant'Angelo edificata presso il Tenna, nelle attuali Piane di mwxaMontegiorgio, con tutte le pertinenze annesse: Castagneto, Cisterna e Monacesca di Montegiorgio. Alla sua morte i beni passarono ai figli.
• Offone stabilì invece la sua residenza a mwxgVillamagna in territorio di mwxwUrbisaglia alienandosi la corte di mwyaMogliano di 11000 moggi di terra; risulta presente in questa corte una chiesa dedicata a Santa Vittoria, oggi non più esistente. Alla sua morte i beni passarono a Faroldo, il suo primogenito; quest'ultimo è citato in atti notarili del 1036 e del 1097 e risulta morto intorno al 1101.
Con i figli di Mainardo hanno inizio due fra le dinastie più potenti e feconde che partendo dai castelli originari, amplieranno le loro dipendenze verso le medie valli, occupando con i loro discendenti ogni spazio. Offone dunque, verso mwygFiastra e il mwywChienti, Giberto nella parte centrale del Tenna, La loro denominazione dai Castelli: mwza“domini de Moellano, domini de Monteverde, de Fallerono, de Lauro, de mwzqSmerillo” non inficia la sostanziale unità del loro sistema politico e l'azione comune che essi perseguono appoggiandosi e collegandosi. In ogni momento politico, in ogni patto di pace o conflitto, li troviamo tutti uniti e schierati con i rispettivi castelli, rappresentati da coloro che considerano i loro capi: i mwzgBrunforte, i mwzwMogliano, i mw0aMonteverde, i mw0qFalerone, che appaiono come le diramazioni e le famiglie più potenti. Tali signori, per mezzo di matrimoni, accordi ed usurpazioni, si allargano fino a controllare tutto il Territorio della Marca Meridionale, dal mw0gChienti al mw0wTronto, creando un grande stato feudale retto da una fitta rete di vassalli e famiglie. Dei Signori di Falerone, successore di Giberto I è:
• Mainardo II, figlio di Giberto.
• Esmidone, figlio di Mainardo II cittadino faleronese che spesso si recava a mw1wFermo, allora capoluogo della Marca fermana; figura in documenti del 1121 e 1141 e si apprende che ha due figli: Giberto II che è mw2alegittimo e Gentile che invece è mw2qnaturale ed è soprannominato mw2gAvoltrino dalla contrada materna sita tra mw2wFermo e mw3aLapedona. Esmidone per non diseredare il figlio naturale, si attiene alla legge longobarda, che dispone che l'eredità di un figlio naturale riconosciuto, deve essere confermata e approvata dai figli legittimi e di fatto il conte Giberto II non solo conferma la detta eredità, ma permutò alcuni suoi beni destinandoli al fratello.
• Gentile Avoltrino ebbe tre figli naturali, chiamati Allegretto, Giberto ed Ofreduccio, i quali per il fatto d'essere figli naturali di padre naturale, secondo la legge longobarda non potevano ereditare. Perciò furono affidati dal padre Gentile al vescovo fermano Liberato, insieme alla donazione di terre e beni, a condizione che fossero protetti contro le opposizioni dei cugini, i figli legittimi dello zio Giberto II.
Dei figli di Giberto II morto intorno al 1150 sono da ricordare Rinaldo il Vecchio, Baligano di Fermo, Bernardo di Monteverde e Ruggero di Fallerone.
• Rinaldo detto mw4qil Vecchio, è il fondatore della dinastia dei mw4gdomini de Moellano, poiché suo figlio Fidesmido si sposta dalla casa originaria e si insedia nel Castello di mw4wMogliano, dando inizio alla sua discendenza. Nipote di Fidesmido è Rinaldo II mw5ail Grande (morto nel 1282), figlio di suo figlio Bonconte e di Monaldesca di mw5qSan Ginesio. Rinaldo si insedia nel castello di Brunforte tra mw5gSarnano e mw5wAmandola, dando inizio all'omonima dinastia dei Brunforte.
• Baligano, già arcidiacono della Chiesa Fermana, ne diviene vescovo (1145-1167), ottiene dai fratelli il Castello di mw6qFrancavilla d'Ete, nel tentativo di fortificare i castelli della mw6gVal di Chienti contro il Marchese di mw6wAncona Guarniero, che nel 1153 assale il territorio e sbaraglia l'esercito di Baligano. Il vescovo deve cedere mw7aMorrovalle, che può riottenere nel 1164 sostenendo l'imperatore mw7qFederico Barbarossa nell'elezione a mw7gPavia dell'mw7wantipapa mw8aVittore IV contro mw8qpapa Alessandro III, sostenitore dei comuni Lombardi.
• Berardo, è protagonista e presente insieme ai suoi figli Giberto, Corrado, Ofreduccio di atti notarili e cambi di terre con i vicini Signori di Villamagna e i feudatari loro fedeli. Dalla sua prole ha origine la dinastia dei Da Monteverde.
• Ruggero è detto mw9aFallerone I, essendo il restauratore delle fortune economiche e politiche della dinastia faleronese, sposa Piuccheneve dei conti di Villamagna, muore prima del 1139. Egli genera una prole ricca di ben 7 figli maschi: Berardo, Pietro, Ofreduccio, Rinaldo, Baligano, Corrado e Guidone. Tra questi vanno ricordati alcuni più celebri passati alla storia per fatti di cronaca ed eventi fondamentali.
Dei figli di Fallerone I citiamo quindi i più noti e considerevoli di memoria:
• Rinaldo è noto con lo pseudonimo di mw-aPellegrino, attribuitogli il 15 agosto del 1222 da San mw-qFrancesco d'Assisi, che lo convertì, nella Piazza Maggiore di mw-gBologna, dove Rinaldo frequentava la celebre Università. Prima di diventare uno dei più assidui compagni del Santo Assisiate, egli era stato un abile paciere fra le discordie della propria famiglia e da adulto diligente aveva intrapreso gli studi di Diritto a Bologna. Unitosi ai francescani, si recò in Terra Santa ad evangelizzare quelle terre, così come gli era stato ordinato, suscitando persino il rispetto dei mw-wSaraceni. Mori nel 1233 a mw-aSan Severino Marche.
• Baligano fu alternativamente amico ed aspro nemico dell'imperatore mw-gFederico Barbarossa e quindi causa non ultima dell'incendio di Fermo del 1176 e della distruzione del Duomo da parte dell'esercito imperiale. Sposò mw-wTasselgardesca, figlia di mwaqaManerio, signore di mwaqeRipatransone, risolvendo così le vertenze con il vescovo Adenulfo. Ebbe due volte la dichiarazione di sudditanza e fedeltà del mwaqivassallo di Malvicino, castello presso Sarnano; venne a patti con i Signori di Villamagna, strinse alleanza con mwaqmTolentino contro mwaqqSan Ginesio, rivendicò in nome dei Signori di Falerone, i diritti su mwaquLoro Piceno e acquistò il castello di San Costanzo, villaggio dell'attuale comune di San Ginesio. Morì vero il 1250.
Tra i figli di Fallerone I sono da ricordare anche due di loro, che passeranno alla storia per aver dato i loro nomi a due castelli nei pressi di Falerone (castelli che oggi sono comuni): Corrado e Guidone, che legarono il proprio titolo alla storia di mwaqcMonte Vidon Corrado e mwaqgMonte Vidon Combatte.
• Fallerone II, succedette a Baligano alla guida della signoria faleronese, si sa solo che fu simpatizzante del Re mwaqsManfredi, sposò Gualteruccia, figlia di Gentile mwaqwda Varano, signore di mwaq0Camerino. Muore prima del 1274. Ebbe due figli: Pietro I ed Ofreduccio I i quali consolidarono le fortune della famiglia e diedero una svolta radicale al futuro della loro Signoria.
• Pietro I da Falerone consolidò le fortune della Famiglia e fondò la dinastia che poi si sarebbe stabilita definitivamente a Falerone, identificandosi con i Nobili Emiliani.
• Ofreduccio I, trasferitosi a mwaraFermo, è il fondatore della dinastia degli Eufreducci, famiglia che sarà al centro delle cronache fermane e godrà di cariche civili e poteri. Tra i suoi discendenti si distingueranno poi, tre secoli più tardi Oliverotto Eufreducci e il nipote Ludovico. Ofreduccio ricopre vari ruoli amministrativi e civili: fu sindaco di mwareSanta Vittoria in Matenano nel 1270, podestà di mwariFoligno nel 1283, di mwarmJesi nel 1288, di mwarqRieti nel 1293; capitano del popolo a mwaruSiena nel biennio 1293-1294.
Nel maggio del 1274, i Signori di Falerone, compresi Pietro I ed Ofreduccio I, procedettero all'amichevole divisione dei loro numerosi beni: il paese di Falerone con i suoi abitanti, quali sudditi tenuti al pagamento delle imposte, il paese di Penna San Giovanni con i suoi abitanti tenuti al pagamento delle imposte, i paesi di Belluco e mwarkServigliano, i proventi della chiesa di Santa Margherita di Falerone, metà del castello di mwaroLoro Piceno, essendo l'altra parte destinata ai signori di mwarsMogliano, il villaggio di Cerreto di mwarwMontegiorgio meno la quarte parte, donata a Gualtiero da Brunforte come dote della moglie Agnese, figlia di Corrado fu Fallerone I; i castelli e il territorio di San Costanzo e Colonnalto presso mwar0San Ginesio, il villaggio di Bascione di Falerone, i proventi della chiesa di Sant'Angelo di Piane di Montegiorgio, il villaggio di Piobbico di mwar4Sarnano, i beni e i diritti goduti in mwar8Tolentino, mwasaAscoli Piceno, mwaseAmandola, mwasiMontefortino, mwasmSan Ginesio, mwasqBolognola, mwasuAcquacanina, mwasyFiastra e mwascCaldarola con circa 300 vassalli, tenuti ai doveri di fedeltà e sudditanza. Altri beni ricordati nell'atto sono i molini, tra cui quello della Madonnetta a Piane di Falerone (Madonna del Molino), le fornaci di laterizi, il bestiame da cortile e da pascolo.
Con il cambiare dei tempi, il sorgere dei liberi comuni e l'affermarsi delle corporazioni, anche i Signori di Falerone videro diminuire sempre più le loro rendite, per cui furono costretti a rivedere il proprio patrimonio, cedendo e vendendo privilegi e beni alle comunità locali ed adattandosi a vivere come semplici cittadini, accettando uffici civili e cariche amministrative. La divisione dei beni fu quindi lo strumento per cominciare alla vendita dei loro cospicui beni lontani dalla residenza faleronese, determinando così il sorgere di molteplici famiglie di proprietari terrieri e nobili nei rispettivi castelli e paesi.
In tale operazioni, i fratelli Pietro e Ofreduccio cedettero i beni siti in Cerreto e Villa Colle al Comune di mwasoSan Ginesio, vendendo altresì i diritti e i beni goduti presso il castello di San Costanzo; cedettero al comune di Amandola le loro porzioni di proprietà sul Colle Agello e sul Monte Amandola, compresi vassalli e pertinenze, e con i soldi ricavati comprarono dai loro parenti il castello di Castelnuovo di Falerone. Nunzio (o Nuccio) di Pietro vendette i beni e i diritti in contrada Aiello al comune di mwaswPenna San Giovanni.
La divisione di tali beni inoltre, permise l'espansione del paese di Falerone, con la costruzione di un nuovo asse viario verso il borgo di Santa Rosa e l'inclusione dentro la nuova cinta muraria del Convento francescano e della Piazza di San Fortunato. L'espansione del borgo verso Ovest, favorì l'apertura di un nuovo accesso al Castello (Porta Santa Rosa) e la costruzione di una nuova strada verso la frazione di Piane detta di Castelnuovo, riferibile al nuovo Castello.
• Nuccio figlio di Pietro I, fu podestà di mwataPerugia nel 1310.
• Filippo e suo figlio Nicola, discendenti di Nuccio; non si hanno particolari notizie su di loro, vivono a cavallo tra il XIII sec. e XV sec.
• Pietro II e i figli Stefano e Vanni, sono arrestati dai Fermani nel 1378 e obbligati ad inurbarsi a Fermo nel quartiere della contrada Castello, in seguito alla condanna inflitta loro per l'uccisione del figlio del conte Filippo di mwatmMassa Fermana.
• Antonio, figlio di Vanni, dové dibattersi a lungo nella faccenda del molino della Madonetta di Falerone, con l'aggravio di dover pagare al comune di mwatuPenna San Giovanni un canone annuo di due salme di ottimo grano, in compenso della cessione di alimenti ed il vallato con l'acqua del mwatySalino. Antonio non accettando il canone predetto, decise di donare la metà del mulino e dei relativi diritti al Comune di Falerone a patto che questi lo rendesse pienamente efficiente e desse a lui la metà della molinatura.
• Fabrizio Emiliano e Piersante, figli di Pietro III, nipoti di Antonio, nel 1496 venderono l'altra metà del mulino al Comune di Falerone per il prezzo di trecento ducati d'oro. Con i nipoti di Antonio la dinastia faleronese riprende non solo vigore, ma ascende ai maggiori gradi della nobilità fermana, conseguendo il prestigioso patriziato fermano. Dal secondo nome di Fabrizio ha origine la famiglia degli Emiliani, nobili di Falerone e mwatgFermo fino all' XIX sec.
Simboli
Lo stemma è uno mwatsscudo sannitico ornato da un'armatura medievale, con l'elmo con pennacchio, gli spallacci e i fiancali di protezione, a ricordare la dominazione del paese da parte della locale signoria di feudatari di origine mwatwfranca, eredi di un popolo tradizionalmente bellicoso e votato alla guerra, che crearono un proprio stato dominando su 30 castelli della media-alta Val di mwat0Tenna, facendo di Falerone la loro capitale. Nello scudo compare, su sfondo azzurro, una mwat4sbarra di rosso, caricata della sigla S.P.Q.F che ricorda la grandezza e lo splendore della mwat8mwauacittà romana di Falerio Picenus sorta in questo comune nel 29 a.C. non inferiore per importanza alla vicina città di mwaueFermo.
Il gonfalone è un drappo di rosso.
Società
Evoluzione demografica
Cultura
Feste
Il patrono è mwau0san Fortunato di Todi (benché probabilmente sia una contaminazione avvenuta nel mwau4XV secolo che portò a sostituire l'originario patrono San Fortunato di Montefalco) famoso per i numerosi miracoli compiuti a Falerone. Il santo è festeggiato dal paese il 1º giugno, con una grande festa e con una processione accompagnata dal corpo bandistico "Città di Falerone".
Il mwavaLunedì dell'Angelo, nel "Parco San Paolino" (dell'omonima contrada), in cui è presente una piccola chiesa dedicata al Santo, si svolge un gioco tradizionale simile alle mwavebocce detto "Totu".
La 'Nzegna
La seconda settimana di mwavqagosto viene festeggiata la festa della "mwavuNzegna" (da non confondere con la Nzegna di mwavyCarovigno) dove le otto contrade del paese realizzano dei carri allegorici fatti solo di mwavcgrano ed altri derivanti. Insieme ad essi vengono scritte delle piccole "Veglie" dove si usano costumi dell'inizio del mwavgNovecento. La prima domenica viene svolto "Il ballo della Nzegna" nel quale ogni ballerino deve far girare una bandiera di 3mwavk kg sotto le proprie gambe e resistere 5 minuti facendo toccare meno volte la bandiera per terra. Racconta la leggenda che quando San Fortunato evitò l'invasione un contadino si mise a ballare con lo stendardo che rappresenta il patrono inventando il gioco. Essendo nata Falerone dall'antica colonia romana di Falerio Picenus, al di là della leggenda, probabilmente si tratta del salto della bandiera, famoso tra i legionari romani e rimasto vivo in altre poche comunità Italiane che traggono origine da colonie romane. La seconda domenica invece si effettua la sfilata dove tutte le persone vestite in abiti di inizio novecento sfilano dietro i carri.
Cucina
I prodotti tradizionali del paese sono:
• il serpe di Falerone (in dialetto "mwav4lu serpe"): dolce tipico del periodo natalizio nato nelle cucine dell'ex monastero delle mwav8clarisse. È un dolce di pasta frolla a forma di serpente, glassato con cioccolato e all'interno ripieno di un impasto di mandorle, amaretti e cannella. È decorato inoltre da ciliegie rosse candite e mwawaghiaccia reale.
• Olio "Piantone di Falerone": varietà di olio extravergine di oliva. Il prodotto finale ha un carattere fruttato, medio all'olfatto con un buon piccante e amaro al gusto. In cucina è indicato a crudo su piatti come verdure e grigliate di carne rossa.
Arte
La forte presenza francescana a Falerone è documentata fin dal mwawqXIII secolo, mentre l'attività monastica e la presenza di monaci e piccole abbazie su queste terre, risale all'epoca longobarda. Un primo convento di monaci sorgeva in contrada Piagge, in prossimità di un'antica chiesa longobarda detta di San Giovanni (oggi distrutta), poco distante dal luogo dove ancora oggi, sorge la millenaria Chiesa di mwawuSan Paolino anch'essa di età longobarda. Inoltre, erano edifici abbaziali, oltre ad essere luoghi di culto, le Chiese di Santa Margherita e di mwawySanto Stefano; la prima dipendeva dai monaci di San Pietro in Ferentillo, la seconda rappresentava la Pieve principale dell'antica mwawgdiocesi di Falerone (oggi scomparsa insieme alla pieve). È chiaro quindi che il monachesimo faleronese deriva in gran parte dall'influsso dei mwawkBenedettini che dall'Umbria emigrarono su queste terre, fondando conventi e introducendo il culto per i loro santi (il culto di San Fortunato da Montefalco sostituito con il santo da mwawsTodi patrono di Falerone fu importato dall'Umbria in epoca antichissima). I primi Francescani si stabilirono a Falerone a metà del XIII secolo, fondando un loro monastero sul colle del Cimitero costruendo la loro Chiesa dedicata al patrono del Paese (da qui la denominazione del luogo: colle San Fortunato). Solo nel 1292 i mwawwFrancescani si inurbarono dentro le mure trasferendosi presso la Chiesa di Santa Maria ribattezzandola nel 1352 Chiesa di San Fortunato, anche se ancora oggi i faleronesi la chiamano di San Francesco. È della stessa epoca la costruzione del monastero annesso. La Chiesa sul colle rimase tale finché non venne abbattuta per l'erezione della cappella del Cimitero; il titolo di San Fortunato venne trasferito alla Chiesa di San Francesco che ancora oggi è ricordata come Tempio di San Fortunato detto di San Francesco. Nel 1542, alcuni monaci appartenenti all'ordine dei mwaw0Clareni abbandonarono il convento delle Piaggie e fondarono una Chiesina su un colle presso il Paese, dedicandola alla Madonna degli Angeli e costruendovi una residenza annessa (Da notare l'affresco interno alla chiesa sopra l'altar maggiore; opera di mwaw4Vincenzo Pagani). Nel 1568 l'ordine dei Clareni venne fuso con quello dei Frati Francescani e la Chiesa sul colle e il piccolo monastero annesso, entrarono nelle proprietà del Convento del Paese; mentre solo intorno al XVI secolo anche il monastero delle Piagge fu abbandonato e i pochi frati lì rimasti si trasferirono in San Francesco. Rimasero sue rovine fino agli inizi del Novecento, oggi sono scomparse del tutto. Resta in piedi la Chiesa della Madonna degli Angeli che dal 1860, in seguito alla vendita dei beni ecclesiastici passò in mano ai privati ed ancora oggi appartiene a una facoltosa famiglia faleronese.
Amministrazione
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 21 giugno 1985 | 18 maggio 1990 | Remo De Minicis | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [ 6 ] |
| 18 maggio 1990 | 24 aprile 1995 | Remo De Minicis | Partito Comunista Italiano Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | [ 6 ] |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Luciano Fagiani | Lista civica | Sindaco | [ 6 ] |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Massimo Bertuzzi | Lista civica | Sindaco | [ 6 ] |
| 14 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Massimo Bertuzzi | Lista civica | Sindaco | [ 6 ] |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Giandomenico Ferrini | Lista civica | Sindaco | [ 6 ] |
| 26 maggio 2014 | 27 maggio 2019 | Armando Altini | Lista civica di Centro-destra | Sindaco | [ 6 ] |
| 27 maggio 2019 | 10 giugno 2024 | Armando Altini | Lista civica di Centro-destra | Sindaco | [ 6 ] |
| 10 giugno 2024 | in carica | Armando Altini | Lista civica di Centro-destra | Sindaco | [ 6 ] |
Sport
La società polisportiva Falerio ha una sezione calcistica, attualmente in Seconda Categoria Figc, mai spintasi oltre le divisioni dilettantistiche a carattere territoriale. Vi è altresì una sezione mwazcfreccette, denominata mwazgFalerio Darts, che si è spinta fino al campionato provinciale di Serie C.
Note
cite-note-11. In quota mwaz8Forza Italia.
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-22. mwaaumwaaymwaacBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwaagdemo.istat.it, mwaakISTAT.
cite-note-divamm-sismica-32. mwaa0mwaa4mwaa8Classificazione sismica (mwabamwabeXLS), su mwabirischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-43. mwabymwabcmwabgTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwabkmwaboPDF), in mwabsciterefmwabwLeggemwab0 mwab426 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwab8Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwaca 151. mwaceURL consultato il 25 aprile 2012 mwaci(archiviato dall'mwacmurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-55. ↑ Dati tratti da: mwaccmwacgmwackmwacomwacsPopolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mwacwmwac0PDF), su mwac4ebiblio.istat.it, mwac8ISTAT. mwadamwademwadimwadmPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwadqesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
cite-note-interno-64. mwaekhttp://amministratori.interno.it/
Bibliografia
• L. Mercando. mwae0Falerone (Fermo) - Rinvenimenti di tombe romane.
• Pompilio Bonvicini. mwae8Falerone.
• Giuseppe Colucci. mwafeAntichità Picene
• Giuseppe Orlandi. mwafmNote storiche su san Fortunato vescovo e l'affermarsi del suo culto a Todi e a Falerone
• Daniela Simoni. Atti del convegno mwafuLa presenza francescana a Falerone
• Raoul Paciaroni. mwafcLa più antica relazione sull'apparizione dei lumi a Sanseverino, AN, 2003.
• Cassa di Risparmio di Fermo. mwafkTerre castelli ville nel Piceno
Voci correlate
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Collegamenti esterni